Studio Legale e Tributario Avvocato Gentilli - Torino

Consigli Legali

Giorgio GentilliTrentacinque anni di esperienza come avvocato mi consentono di poter dare alcuni consigli, essenziali per una sana vita giuridica.
Sono ovviamente destinati ai non addetti ai lavori, abbondando la rete di dottissimi siti giuridici, con cui non oso competere, per avvocati e privati che desiderano informazioni aggiornatissime. chi sono

  1. Ritira tutte le notifiche che vengono effettuate nei Tuoi confronti.

    Sembra ovvio, ma non lo è.
    Molti ritengono che non ritirare una notifica equivalga a non renderla valida, rendendo vano il lavoro dell’avvocato che l’ha inoltrata.
    Non è così.

    A parte il caso di scuola del rifiuto di ritirare la notificazione dall'Ufficiale Giudiziario, che equivale ad una notifica a mani (ma il contenuto resterà ignoto al destinatario avendone egli rifiutato la consegna!!!), nella maggior parte dei casi in cui riceviamo una raccomandata e non siamo in casa, l’Ufficiale Giudiziario o il Postino ci lascia l'avviso in buca e noi non andiamo a ritirarla!
    Nulla di più grave!

    Dopo un certo tempo, l'atto si intende validamente ed efficacemente notificato nei tuoi confronti, senza che Tu te ne avveda!

    Il che comporta una probabilità altissima che:
    a) in sede civile: Tu sia condannato a pagare a qualcuno somme non dovute o eseguire prestazioni che non avresti dovuto eseguire;
    b) in sede penale: Tu subisca il processo ed una possibile condanna in contumacia, ovverossia senza che – potendolo – Tu Ti sia adeguatamente difeso con un avvocato;
    c ) in sede amministrativa: Tu sia condannato a pagare una multa allo Stato o al Comune, senza la possibilità di proporre ricorso;
    d) in sede fiscale: se non hai ritirato la notificazione di un accertamento fiscale, questo, non impugnato nei 60 gg., diventa definitivo. L’anno dopo ricevi l'iscrizione a ruolo a titolo definitivo e sei costretto a pagare capitale, interessi e sanzioni anche se il tutto, con un ricorso, avrebbe potuto essere annullato o ridotto.
  2. Se Ti trasferisci, vai subito in Anagrafe e denunzia il cambio di residenza.

    Altro errore clamoroso che molti fanno è di non comunicare all'Anagrafe il cambio della propria residenza.

    La conseguenza è che per tutti, noi non siamo residenti dove realmente abitiamo e restiamo residenti dove non siamo più e dove invece continuano ad arrivare le raccomandate e le notificazioni legali che non ritiriamo.

    Se ci viene notificato un atto giudiziario al vecchio indirizzo noi non ci siamo, siamo altrove, nessuno sa dire all'Ufficiale Giudiziario dove siamo finiti e la notificazione è perfezionata col rito degli irreperibili (cfr. art. 143 codice procedura civile).

    In questo caso, il processo va avanti lo stesso, ma a nostra insaputa, oppure l'avviso di accertamento diventa definitivo senza che neppure lo immaginiamo, con i nefasti effetti di cui al punto 1).

    Ricorderò sempre che, all'inizio della professione legale, quand’ero giovane avvocato, venni nominato dal Tribunale di Torino Curatore fallimentare di una società che produceva utensili diamantati che venne dichiarata fallita poiché, regolarmente convocata da un creditore che vantava un credito di circa 2.000.000 di lire, non si era presentata all'udienza poiché non aveva ritirato l'atto notificato.

    All'epoca era possibile fallire anche per debiti di modestissimo importo (ora non è più così) e giustamente la società, col patrocinio d’un valente avvocato, propose opposizione al fallimento, sostenendo che avrebbe potuto facilmente provvedere all'adempimento di un importo tanto modesto per lei.

    Il Tribunale di Torino la pensò diversamente, mantenendo il fallimento e motivando la decisione con la mancanza di liquidità dell'impresa che - se non le impediva di pagare il piccolo debito oggetto della richiesta di fallimento – non le consentiva tuttavia di far fronte alle più gravose obbligazioni correnti dell'impresa stessa. In altre parole, l'omesso ritiro di una notificazione ha comportato il dissolvimento dell'impresa, che altrimenti non ci sarebbe stato.
  3. Ricorda di aprire quotidianamente la posta elettronica certificata (detta anche pec).

    Oggi il rischio è diventato ancora più insidioso con l'avvento della posta elettronica certificata, detta pec.

    Ogni impresa iscritta alla Camera di Commercio, ogni Professionista, ogni Avvocato è tenuto a possedere un indirizzo di posta elettronica certificata, al quale chiunque può notificare qualsivoglia atto giudiziario sapendo che sarà ricevuto un istante dopo il suo invio e che ciò costituisce un corretto adempimento informativo: come dicono i legali, ciò costituisce prova legale di conoscenza.

    Così tramite pec potranno essere notificati atti giudiziari, multe, accertamenti fiscali e tutto quanto di peggio Tu possa immaginare incida negativamente nella Tua sfera giuridica.

    In talune imprese di piccole dimensioni le pec non vengono aperte quotidianamente, con possibili, evitabili, effetti devastanti per la loro sfera giuridica.
  4. Cosa fare se hai dimenticato di ritirare una notificazione che Ti riguarda?

    Occorre un buon avvocato o un ottimo studio legale che cerchi, tra le maglie dell'Ordinamento un principio generale o una norma particolare che serva a dimostrare che quella notificazione, per una certa, ma decisiva ragione, non è valida, per cui il processo deve ricominciare daccapo e la decisione deve considerarsi nulla, e quindi meritevole di riforma in appello; oppure che dimostri che le Tue ragioni, in presenza di una notificazione pur valida, possono comunque essere fatte valere in un altro grado di giudizio.
  5. I Clienti non devono voler fare bella figura col Giudice, raccontando la loro “verità”, ma ottenere provvedimenti a loro favorevoli.

    Correlativamente gli stessi non devono insistere col loro un Avvocato per andare a parlare col Giudice assaporando la brezza del Tribunale.
    Nel 99% dei casi, raccontando in buona fede la loro storia, i Clienti dicono qualcosa che li pregiudica e potrà far loro perdere la causa.

    Un buon avvocato basta e avanza ed il Cliente dovrà starsene il più lontano possibile dal processo, che è fonte di stress, ansia ed angoscia.

    Ciò non è sempre vero poiché in talune rarissime circostanze (ad esempio nei rapporti di famiglia e in alcune delicate questioni penali), il contatto con il Magistrato risulta essenziale a riprova della buona fede del Cliente.

    L'art 117 del codice di procedura civile stabilisce che il Giudice possa trarre argomenti di prova (cioè mezze prove) dalla mancata presentazione della parte all'interrogatorio libero.

    Il Giudice fissa l'interrogatorio libero per tentare di conciliare le parti, dopo averle ascoltate sui fatti di causa. Se il Cliente non è particolarmente esperto l'interrogatorio può essere di grave pregiudizio, per cui – se l'avvocato decide di farlo partecipare – il Cliente dovrà essere assolutamente preparato in ogni dettaglio della causa e non solo.

    Se il Cliente, per una qualsivoglia ragione non potrà essere ben preparato, è meglio che non si presenti all'interrogatorio libero.

    Non ho mai visto una sentenza in cui la decisione sia unicamente motivata sulla mancata presentazione della parte all'interrogatorio libero, mentre ne ho lette parecchie fondate su dichiarazioni sfavorevoli che la parte ha fatto contro se stessa, quasi senza avvedersene, nel corso del proprio interrogatorio libero.
  6. Attenzione all'onere della prova.

    Il Giudice decide in base alle norme ed alle prove.
    Non andare quindi in giudizio se non sei sicuro di avere le prove (documenti, testimonianze, ecc.) che dimostrino la Tua pretesa.

    Il principio dell'onere della prova, quale una regola di giudizio che indirizza la decisione del Magistrato, deve essere ben conosciuto dal Cliente che si rivolge all’avvocato per iniziare la causa.

    Sono stati provati i fatti a fondamento della domanda?
    Se la risposta è affermativa, la domanda è accolta, se negativa è respinta.

    Ma quali sono i fatti che devono essere provati?

    Sono i fatti costitutivi della domanda.

    E quali sono i fatti costitutivi?

    Ad esempio: se richiedo l'adempimento di un contratto, devo dimostrare unicamente la stipulazione del contratto stesso e non l'inadempimento della controparte che è sufficiente allegare, ovverossia dichiarare.

    Se sono chiamato (convenuto) in giudizio, devo contestare specificamente (cioè punto per punto) la domanda che è stata proposta nei miei confronti, pena il dissolvimento dell'onere probatorio in capo a chi agisce in giudizio (art. 2697 c.c.; artt. 112 e segg. c.p.c.) ed avrò l'onere di provare i fatti impeditivi (ad es. il contratto non è stato stipulato perché la firma in calce non è la mia), modificativi (ad es. il contratto indicato dall'attore si è sciolto ed è stato sostituito da un altro contratto) o estintivi (ad esempio: il contratto è stato sciolto dalle parti d'accordo fra loro) in relazione alla fattispecie fatta valere in giudizio.

    Tutto questo in teoria è assolutamente chiaro.

    In pratica le cose stanno in modo diverso, perché non è scritto da nessuna parte quali siano i fatti costitutivi, quali quelli impedivi, modificativi o estintivi per ogni situazione concretamente tipizzabile, spesso complessa ed ingarbugliata anche dopo approfondito studio da parte d’un avvocato esperto.

    E per questo fioriscono i processi e gli avvocati han pane per i loro denti.
  7. Sei pronto ad affrontare lo stress giuridico?

    Quale avvocato, non voglio dissuaderTi dall’intentare una causa, se questa è fondata.
    Voglio solo raccontarTi la verità su quello che succede nei Tribunali.

    Non basta avere ragione, per intentare una causa, nonostante la stessa sia patrocinata da un ottimo avvocato.

    Bisogna sapere prima che i Magistrati sono persone che - in perfetta buona fede - sono soggette ad errore, che può trovare rimedio nei reclami e nelle impugnazioni che la legge consente, ma non è detto che tale rimedio ci sia sempre. In definitiva non è detto che la ragione sempre trionfi.

    C’è poi il fattore tempo, che sta sempre dalla parte di chi la ragione non ha e costituisce un logorio non indifferente per la parte affamata di giustizia. Infine il fattore fortuna: come per tutte le vicende della vita la dea bendata interviene pesantemente a determinare l’esito della causa. E questo come è possibile? Te lo spiego subito.

    Per tutto quanto concerne le cause così dette bagatellari, ovverossia le cause di poco conto (mi riferisco alle cause di scarso peso oggettivamente intese: è ovvio che per ciascuno la propria causa è importantissima, ma vi è rilevanza oggettiva e rilevanza soggettiva), la fortuna interviene poco ed è sufficiente un avvocato attento, scrupoloso, diligente, affinché la parte che ha ragione la possa ottenere.

    La fortuna può giocare come inciampo per la parte che ha ragione, qualora questa (o meglio il suo avvocato) commetta errori procedurali che le fanno perdere una causa altrimenti vinta.

    L’errore più comune è quello di non portare in giudizio una prova che si possiede, ma che ci si dimentica di produrre, perché la parte non l’ha data all’avvocato o l’avvocato s’è dimenticato di produrla.

    Così, la parte che aveva ragione si troverà la propria domanda respinta. In tal caso, ove l’avvocato dovesse essere responsabile per il danno cagionato ad una parte per aver commesso, in buona fede, un errore, questi dovrà provvedere al risarcimento del danno a favore del proprio Cliente ingiustificatamente danneggiato [Per questo motivo la legge professionale degli Avvocati impone da alcuni anni che gli Avvocati devono essere obbligatoriamente assicurati per i danni involontariamente causati al propri Clienti nell’esercizio del loro studio legale. Personalmente, quale Avvocato prudente, ho stipulato una polizza con la Società Reale Mutua Assicurazioni di Torino che mi copre fino a 5 milioni di euro].

    Invece, per le cause di notevole rilievo e per quelle in cui la decisione potrebbe essere oggettivamente incerta, la fortuna gioca maggiormente la sua parte anzi tutto nella designazione che viene fatta del Magistrato, il quale diventa alla fine arbitro della decisione. Tale criterio dovrebbe trovare rimedio nei successivi gradi di giudizio, garantendo così la giustizia negata, ma, contro ogni logica, ciò non sempre accade.

    Un esempio: l’art. 648 del codice di procedura civile consente al Giudice di concedere l’esecuzione provvisoria ad un decreto ingiuntivo (cioè un ordine di pagamento) emesso da un (altro) Giudice, qualora l’opposizione non si fondi su prova scritta o non sia di pronta soluzione.

    Viene praticamente concesso al Giudice il potere insindacabile di fare pagare – ben prima della conclusione della causa - una certa somma dal soggetto A al soggetto B. Dico potere insindacabile, poiché gli addetti ai lavori sanno che l’ordinanza che concede l’esecuzione provvisoria non è revocabile dal Giudice che l’ha emessa e non è impugnabile neppure in Cassazione (così almeno oggi infondatamente si ritiene) o reclamabile ad un Giudice superiore.

    La stessa dà alla parte che l’ha ottenuta il potere di richiedere all’altra il pagamento anche in via esecutiva, anche se il Giudice si è sbagliato (e lo dovesse successivamente ritenere) ed anche se la parte che l’ha ottenuta è insolvente e non potrà mai restituire il mal tolto (il sottoscritto può assicurare di aver personalmente constatato in un caso quanto descritto).

 

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